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A MENTE FREDDA: BENEVENTO-SASSUOLO

di Andrea Bardi
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Articolo di Daniele Piro

Diciamo subito che nemmeno mettendo insieme Polo Nord e Polo Sud stamattina ho la mente fredda per fare un articolo lucido, ma siccome i Direttori mi “cazzeano” se non produco aggratis la mia solita sfogliatella settimanale da darvi in pasto, proviamo a buttare giù qualcosa.

Pronti via ed il tiro di Depaoli potrebbe aver maggior fortuna. Seduto sul divano tutto abbiamo pensato: ”Bene, giusto atteggiamento, aggrediamoli da subito…”

Stop, finito. Fuoco di paglia effimerissimo e tutti dietro la linea della palla per la solita partita di sofferenza terminata con una sconfitta. Ricordo che in gioventù, quando provavo a fare il calciatore, avevo un mio vecchio mister che ripeteva come un mantra sempre e solo due cose: frase numero 1 rivolta ai propri difensori: “chist’ a seguì pur’ si va a piscià”; frase numero 2 che doveva essere da monito per gli avversari: “m’arraccumann…facimmece capì subit addò stann’ e addò ennu venut a carè “.

Sulla frase numero 1 abbiamo retto 44 minuti e 42 secondi, fin quando Boga ha deciso che si era scocciato di una frazione di gioco monotona ed amorfa ed ha pensato di accelerare portandosi tutti dietro provocando l’autogol di Barba.

Sulla frase numero 2 stenderei un velo pietoso e non voglio nemmeno recriminare sul doppio di intervento di Consigli a tempo scaduto, frutto solo della veemenza e del cuore messo nel rush finale che non sempre in Serie A può bastare.

Avevamo un quasi match point e lo abbiamo malamente sprecato. In ottica salvezza il riassunto è tutto qui.

Sapevamo già i risultati avversari, giocavamo con una squadra priva delle sue bocche di fuoco ed appesantita dall’impegno infrasettimanale; dovevamo entrare in campo come 11 leoni per mettere subito le cose in chiaro ed invece un atteggiamento troppo remissivo e rinunciatario sono state le cause o concause di una sconfitta che fa veramente male. Il Mister ha detto che ha provato un primo tempo di studio; nell’ottica che “un punto is megli che nient’ “ potrebbe anche andarmi bene ma…studiare cosa? Un avversario che sciorina calcio da due anni? Che fa un possesso palla mostruoso? Che se lasciato libero di giocare e di impostare è capace di arrivare in porta con tre passaggi? Condivido l’idea di giocare raccolti e provare a pungere in ripartenza, ma, per come era messa la squadra in campo ieri, c’era un evidente gap da colmare per poter fare ciò che era l’obiettivo prefissato da Inzaghi, ovvero che se vuoi o se devi difenderti, è impensabile farlo negli ultimi 40 metri di campo. I difensori del Sassuolo impostavano qualsiasi azione praticamente a centrocampo liberi ed indisturbati e nelle poche volte in cui la palla tornava fra i piedi dei giallorossi abbiamo assistito o a lanci lunghi nel deserto eseguiti con troppa foga, troppa precipitazione e poca precisione o a retropassaggi di 30 metri a Montipò.  Nei pochi ripossessi inoltre, risulta difficile anche provare a far risalire la squadra rimasta 70 (sottolineo SET-TAN-TA) metri dalla porta avversaria.

Gaich una cattedrale nel deserto che ha provato a fare quello che poteva, ma vista l’anemia di palloni giunti dalle sue parti, ha fatto solo un lavoro fisico ed improduttivo nel provare a rincorrere il pallone, mentre Sau o meglio, la presunta velocità di Sau preferito a Lapadula, nonché le sue doti tecniche, non si sono mai viste.

Non si può nemmeno dire che siamo andati meglio nella ripresa perché, a fronte di una squadra rimodulata e votata all’attacco, abbiamo più volte rischiato il ko finale con due uscite a valanga di Montipò su Raspadori, a cui si aggiungono il pallone toccato con le unghie sulla traversa di Boga e l’assist di Falque per Raspadori che ha voluto ricambiare la cortesia spedendo un pallone fuori quando poteva fumarsi una sigaretta, mangiare una busta di patatine in totale tranquillità prima di trafiggere il pipelet sannita.

L’assalto finale, come già detto, è frutto più di cuore, anima e di palloni in area alla viva il parroco; certo si può recriminare sulla cattiva sorte per la spizzata di Depaoli dopo che già Consigli aveva fatto un tuffo alla Cagnotto per prendere un pallone di Glik, ma sentir dire che Consigli è stato il migliore in campo non è accettabile.

Questa squadra a mio modesto parere non può privarsi ad oggi di due giocatori che per qualità e caratteristiche sono gli unici che possono “spaccare” la partita, ovvero Caprari e Letizia. L’esterno ha nelle corde il dribbling secco, dovrebbe solo ogni tanto non incaponirsi nel tentare il tiro dopo aver saltato l’uomo ma è indubbio che le sue accelerazioni possono fare male, soprattutto in un momento di stanca del match. Il ragazzo di Scampia riesce a fare le due fasi, spesso uscendo in dribbling ed in velocità palla al piede dalla nostra tre quarti, cosa che ci pone in superiorità numerica. Non mi pronuncio su Iago Falque perché un quarto d’ora di partita non è sufficiente per esprimere giudizi ma “il Messia”, “colui che dovrebbe togliere le castagne dal fuoco”, “il piedino fatato imprescindibile” (sono solo alcuni dei tanti pensieri esternati su di lui e letti in giro sui social) è sembrata la fotocopia uscita male del giocatore del quale si diceva benissimo in settimana per i colpi di biliardo meravigliosi sciorinati nelle sedute di allenamento. IAGOFA’…una pall’ e tuccat’, assist perfetto non c’è che dire, peccato che hai imboccato il centravanti avversario, non il nostro!

E’ andata così c’avimma fa? Un brutto stop alla vigilia di un trittico di gare nelle quali gli 8 punti di vantaggio potrebbero ridursi di parecchio.

Due trasferte consecutive toste per evidenti motivi di classifica. La Lazio resta aggrappata ad un quasi irrealizzabile sogno Champions che solo continuando a vincere può continuare ad alimentare, il Genoa dopo il primo mese di cura Ballardini ha rallentato la marcia e deve trovare ancora i punti tranquillità e per l’Udinese vale lo stesso discorso del Genoa. Se poi aggiungiamo la componente che ormai il Vigorito è terra di conquista e la squadra sembra ormai votata ad un gioco il cui credo è: “prima non prenderle”, capite benissimo che temo Benevento – Udinese più di Lazio e Genoa visto che paradossalmente siamo più squadra da trasferta che da mura amiche.

Guai a sperare sulle disgrazie o sulle gufate verso altri lidi. Gli organici di tutte le altre squadre (forse Crotone escluso) sono nettamente superiori al nostro e bastano due vittorie di fila avversarie per ritrovarci in zona caldissima. Non ho consigli da dare, possiamo stare a parlare giornate intere di cosa vorremmo, di chi dovrebbe giocare, del perché qualcuno è stato accantonato (Caldirola?), sarebbero i soliti discorsi da tifosi che si fingono allenatori. Se proprio si deve perdere però, che almeno lo si faccia provandola a vincere e non entrando in campo con le ginocchia alla “Giacomo Giacomo” e con la mentalità sparagnina.

La Serie A è purtroppo questa: basta un singolo episodio per punirci e se ci si mette troppo sulla difensiva alla fine dall’ e dall’ si scassan’ pure i metall’…

Per la verità noi già non siamo tutto sto metallo indurito e corazzato, se poi serviamo la tavola apparecchiata ed imbandita agli ospiti di turno, visti i risultati maturati al Vigorito, direi che l’orizzonte è meno roseo dell’attuale margine di tranquillità che ancora abbiamo.

Un solo dato: 8 punti nel girone di ritorno. Quando scrivevo e pensavo che il girone di ritorno non sarebbe stato come l’andata, forse ci avevo visto giusto. Meno male che se Sparta piange, Atene non ride, ma ad oggi è solo una magra consolazione.

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